Asperger

Esistono molteplici sfumature nello spettro autistico, che possono portare a sintomi clinici oppure semplicemente a caratteristiche sub-cliniche. Si definisce infatti – subclinica – una persona che ha le caratteristiche specifiche dello spettro autistico e quindi potrebbe ottenere una diagnosi in tal senso, ma non ha significative difficoltà nelle autonomie o nel benessere personale. Quel che è certo (ed indiscutibile) è che ogni individuo è diverso dall’altro e mostra pregi e/o difetti differenti.

Riassumendo brevemente le varie informazioni relative alla Sindrome di Asperger possiamo affermare che viene attualmente definita un sottogruppo concettualizzato come parte dello spettro autistico, che condivide le caratteristiche tipiche dell’autismo ma senza le particolari difficoltà di apprendimento associate allo stesso e senza un significativo “ritardo nel linguaggio”. Quest’ultimo è importante comunque precisare che non in tutti i bambini Asperger è assente e spesso, nella realtà dei fatti, può esserci inizialmente un ritardo nel linguaggio che di norma viene rapidamente recuperato fino ad una situazione di normalità proprio in corrispondenza dell’ingresso del bambino nell’ambiente scolastico. È questo infatti uno dei motivi principali per cui molti bambini Asperger in età prescolare sono difficilmente diagnosticabili e distinguibili dall’Autismo classico.

La Sindrome di Asperger (sotto la definizione di Disturbo di Asperger) è comparsa per la prima volta nel 1994 nella quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) e nel 1995, nella decima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD 10). Con il DSM V è stata eliminata dalle voci perché non viene più presa in considerazione una vera e propria distinzione tra Sindrome di Asperger e Autismo ad alto funzionamento.

Purtroppo molto spesso, quando si fa riferimento alla Sindrome di Asperger, viene ancora utilizzato il termine “malattia”, mentre è sicuramente più corretto ed adeguato l’uso del termine “condizione” che, pur indicando un riferimento ad un “problema” biomedico, allo stesso tempo riconosce sia quelli che possono essere considerati gli aspetti invalidanti dello spettro autistico (come la difficoltà sociale e comunicativa), sia quelli che sono gli aspetti semplicemente legati ad una differenza di pensiero presente all’interno dello spettro stesso, oggi più comunemente e adeguatamente definita “neurodiversità”. Alcune di queste neurodiversità infatti coinvolgono anche delle aree di forza (come ad esempio, la cura per i dettagli, la memoria o il pensiero per immagini), che nelle giuste condizioni possono portare anche ad una manifestazione di grande talento di alcuni soggetti in determinati settori.

Con il termine “condizione”, che riconosce quindi alla Sindrome di Asperger un duplice aspetto sia di eventuale invalidità (spesso sotto un punto di vista puramente legato ai contesti e alle regole sociali) che di “differente modo di pensare e di percepire il mondo”, possiamo arrivare a comprendere meglio perché sia sempre maggiore il numero di Specialisti ed Esperti in tutto il mondo che sostengono che in questa particolare condizione non vi sia, in realtà, nulla da curare.

Ma il fatto di aver cominciato piano piano a non associare la Sindrome di Asperger ad una malattia non significa per questo che non esistano all’interno di questa “condizione” delle problematiche, anche “cliniche”, per le quali è necessario molto spesso prendere delle contromisure (terapeutiche) atte al miglioramento di alcune situazioni e/o comportamenti caratterizzanti molti Asperger come ad esempio la difficoltà nella comunicazione e nelle interazioni sociali, le ossessioni, gli stati depressivi, l’iperattività e/o gli stati d’ansia.

Il principale punto di partenza per comprendere la Sindrome di Asperger con la giusta prospettiva è ricordare sempre che in questa particolare condizione è possibile identificare alcune caratteristiche determinate ma non determinanti. Fare quindi un inquadramento diagnostico dettagliato e – con assoluta certezza – con il solo scopo di incollare una bella etichetta identificativa è, da parte di qualunque Specialista e Professionista in genere, un vero e proprio giocare d’azzardo perché comporta inevitabilmente da parte degli stessi la necessaria presenza di una conoscenza approfondita della Sindrome di Asperger, ed in particolare di tutte le sue sfumature, abbinata ad una essenziale capacità (evidentemente poco diffusa) di pensare “fuori dagli schemi”. Non si deve mai definire per stereotipi la figura della persona Asperger e bisogna sempre ricordare che NON tutte le persone con la Sindrome di Asperger sono uguali!

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