La sostanziale differenza tra “Essere” o “Avere” l’Asperger!


SemplicementeAspie © Autore: Stefano Verrigni

Esistono due modi differenti di vivere la Sindrome di Asperger: uno è sentirsi persone con un “differente modo di vedere il mondo” e l’altro è sentirsi “malati”.

happy or sadSpesso è proprio questa diversa prospettiva che si utilizza nel vedere il mondo che ci circonda che fa la differenza e ci spinge verso una direzione o verso l’altra.

Tengo a precisare che non voglio asserire con ciò che ogni persona che presenta le caratteristiche tipiche della Sindrome di Asperger possa decidere consciamente se sentirsi malato o meno; è innegabile che molte persone con la Sindrome di Asperger presentano deficit tali che li rendono “soggetti clinici” e necessitano inevitabilmente di sostegno, ma c’è da dire che è tutto da dimostrare (e da chiarire ancora adeguatamente) se questi deficit sono una diretta conseguenza della Sindrome o se la stessa è solo il motivo per cui le problematiche già esistenti emergono maggiormente e vengono rese ancora più evidenti.

Il mio riferimento legato alla scelta di “Essere” o “Avere” l’Asperger vale principalmente per i casi sub-clinici.

Nella mia vita passata, soprattutto nel periodo compreso tra gli 11 e i 25 anni, ho provato una tale confusione e un’infinità di sensazioni diverse che mi hanno portato spesso a momenti di grande stress e senso di inadeguatezza. Fortunatamente solo in pochi casi mi sono trovato sul punto di precipitare nella “sensazione di avere una malattia”, ma posso garantirvi che, seppur in poche occasioni, sono stati momenti talmente difficili che, ad oggi, non ho ancora compreso con chiarezza cosa mi abbia spinto a fare un passo indietro lontano dal precipizio.

Il funzionamento della mente di un Aspie è talmente complesso e diverso che solo chi vive questa stessa “modalità di pensiero” può comprenderne in buona parte lo stato d’animo che si arriva a provare. Quando ci si trova circondati da una Società cieca, senza scrupoli e, soprattutto, senza alcun regola logica, la vita di un Asperger può diventare veramente insostenibile. Inizialmente, più che dalla scelta personale di ognuno di noi, spesso tutto dipende dall’ambiante familiare, dagli amici, dalla scuola e dagli interessi che una persona ritiene importanti. Spesso ciò che fa ammalare davvero un Aspie è proprio l’incomprensione che lo circonda, non il fatto di “pensare diversamente”. Purtroppo spesso, per sopravvivere, ci si abitua a questa perenne incomprensione da parte delle persone e si finisce per rimanere intrappolati nell’idea di “avere” qualcosa che non funziona come dovrebbe.

E’ quindi innegabile che un ambiente con caratteristiche “Aspie Friendly”, in cui ci si riesce a sentire liberi di essere se stessi, senza timore/paura di esprimere la propria natura, porta inevitabilmente a “sentirsi” felici di essere Asperger, mentre, al contrario, un ambiente “rigido e mentalmente poco aperto o totalmente chiuso”, in cui ogni nostro atteggiamento viene visto con diffidenza, incomprensione e senza l’apertura mentale minima necessaria, porta inevitabilmente a farci sentire inadeguati e ad “avere” la Sindrome di Asperger.

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