Il mondo del Lavoro: alcune attività ideali per un Aspie!


SemplicementeAspie © Autore: Stefano Verrigni

Grazie ad una particolare attenzione al dettaglio, ad una buona capacità logica, alla formidabile abilità nel trovare errori e di conseguenza ad una elevata attitudine al “Problem Solving”, ecco alcuni lavori che possono essere perfetti per un Aspie.

business vision: think outside the box

Il mondo del lavoro è sicuramente un problema non indifferente sia per i soggetti Asperger clinici che sub-clinici. Seppur, senza ombra di dubbio, con molte difficoltà in meno rispetto ad un soggetto clinico (il 90% degli Asperger clinici non riesce ad avere una formazione professionale e a trovare un impiego), un Asperger sub-clinico, nonostante possa anche avere delle buone probabilità di trovare un lavoro nella società che lo circonda, può trovarsi spesso in situazioni “scomode” e particolarmente stressanti legate al suo modo di pensare e di vedere il mondo. Queste situazioni, se non calcolate e gestite con largo anticipo, possono molto spesso portare il soggetto a decidere di lasciare il lavoro o ad essere spinto da altri a farlo.

La scelta del tipo di lavoro adatto diventa quindi il primo passo da fare per un Aspie, soprattutto per quelli che si approcciano per la prima volta a questa realtà, come i più giovani.

Uno dei migliori settori che, ad oggi, viene identificato come ideale per un Asperger è sicuramente l’ambito Tecnologico/Informatico grazie al fatto che gli Aspie hanno delle competenze innate, quali una buona memoria, una particolare attenzione ai dettagli, un’ottima concentrazione (se lasciati liberi di isolarsi) e una buona organizzazione del lavoro, oltre ad una grande disponibilità a svolgere lavori che vanno ripetuti nel tempo.

Altro settore sicuramente ideale può essere il campo Grafico/Pubblicitario (come ideatore di campagne promozionali, come web designer o graphic designer, ecc.) grazie alla notevole creatività che spesso accompagna molti Aspie. Non da meno, una buona alternativa, sempre per il motivo appena esposto,  può essere quella di cercare di farsi spazio nel settore della Moda (ad esempio come Stilista).

Anche l’Arte può diventare un lavoro per un Aspie. Molti Aspie sub-clinici sono talmente abituati a fingere ogni giorno della loro vita per questioni di “sopravvivenza alla società”, da avere affinato così bene la loro tecnica ed essere diventati dei veri e propri professionisti della recitazione. Altri hanno cominciato a tradurre in canzoni i loro stati d’animo. Non sono pochi infatti i casi di personaggi famosi (tra cui proprio Attori e Cantanti) che sono stati di recente diagnosticati Asperger.

A questo punto dobbiamo valutare le problematiche relative alla possibilità di essere assunti in un luogo di lavoro.

A differenza di un soggetto clinico, un sub-clinico può evitare di dichiarare la presenza della Sindrome di Asperger, perché “ad occhio” difficilmente le persone sono in grado di percepire questo tipo di diversità. E’ molto probabile che solo un altro soggetto Asperger oppure un bravo Specialista riescano a percepire questa “diversità” a prima vista.

Detto questo, il problema del dichiarare o meno la propria “modalità di pensiero” rimane, perché, anche se sembra inizialmente essere una “buona idea non dirlo”, può rivelarsi nel giro di poco tempo un’arma a doppio taglio. Infatti se le persone non sanno come siamo fatti e non vengono messe in una condizione tale da comprendere la nostra neurodiversità, non possono far altro che comportarsi come farebbero con chiunque altro e questo potrebbe crearci non pochi problemi, come ad esempio nel caso ci venisse detto di fare un lavoro in gruppo o in un determinato modo che a noi sembra “assurdo e illogico”.

Credo quindi che la soluzione ottimale sia sempre quella di dire una “mezza verità”!

Ad esempio, in un colloquio di lavoro, possiamo esporre inizialmente le nostre buone competenze in vari ambiti, e nel mezzo del discorso sottolineare alcune delle nostre “debolezze” più importanti accompagnandole però sempre da un risvolto positivo, come la nostra capacità di concentrarci meglio di chiunque altro sul risultato da ottenere ma solo in condizioni adeguate, la nostra necessità di trovare sempre il modo più corretto di lavorare senza doverci sentire in obbligo di farlo “come dicono gli altri” perché abbiamo un pensiero visivo e spesso troviamo delle scorciatoie per raggiungere gli stessi obiettivi in modo più ottimale. L’importante è sempre riuscire a convincere chi avete di fronte che la nostra debolezza è in realtà un vantaggio aggiunto per la loro Società/Azienda. Così facendo sarete in pace con voi stessi perché sarete stati in gran parte sinceri sulla vostra neurodiversità e allo stesso tempo, probabilmente, non ne verrete penalizzati più di tanto.

Attenzione…questo non significa che comportandovi così sicuramente verrete assunti ma di certo, se questo accadrà, sarete partiti con il piede giusto!

Riguardo al dire o meno di essere Asperger sub-clinici io, inizialmente, lo sconsiglio. Non perché sia qualcosa di cui vergognarsi, anzi, io sono il primo ad esserne fiero, ma purtroppo viviamo in una società legata a preconcetti dati dalla mancanza di conoscenza. Le persone, soprattutto in Italia dove l’Asperger è ancora un’area sconosciuta, tendono ad associare il termine “sindrome” con qualcosa di spaventoso. Ma sono anche dell’idea che, una volta ottenuto il nostro impiego e fatto passare qualche mese, qualora l’ambiente lavorativo si dimostri “Aspie friendly” e il vostro modo di essere si dimostrasse ormai accettato serenamente da tutti, non esiste un motivo valido per non essere completamente sinceri e spiegare il perché voi siete “diversi”.

A questo punto spero che qualche consiglio sopra esposto possa essere davvero utile anche nella vostra attuale o futura realtà lavorativa e non mi resta altro che dirvi: in bocca al lupo!

Cliccando qui potete leggere un articolo molto interessante che riguarda un’Azienda Svizzera che assume esclusivamente Asperger. (Giusto per farvi un’idea!)

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